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Le Difese I.g.t.

€ 26,53 I.V.A. inclusa
Disponibile

Il vino si caratterizza per la buona struttura e per la sua estrema morbidezza, che lo rendono assolutamente piacevole e bevibile. Le sue credenziali (Cabernet Sauvignon in prevalenza su Sangiovese) lo rendono un interessante “Supertuscan”. Rubino dai riflessi porpora, ha profumi netti di frutti neri in confettura (mora, mirtillo, cassis), pepe leggero ed erbe aromatiche. Bocca piena e rispondente, in cui si prende la rivincita il Sangiovese che dona a questo vino grazia ed equilibrio. Finale lungo giocato su toni speziati.

21 disponibili

Descrizione prodotto

Uvaggio
Cabernet Sauvignon 70% e Sangiovese 30%

Il produttore
Nato negli anni Sessanta a Bolgheri, nella Tenuta di San Guido, il Sassicaia è stato il precursore di tanti nobili ettari affermatisi in seguito in tutta la Toscana. Sassicaia: fu proprio questo vino che fece conoscere la Tenuta ed il vigneto “Italia” nel mondo. Al Marchese Incisa della Rocchetta, padre di Nicolò, va il merito di aver compreso con molto anticipo il territorio adatto al vigneto. La Tenuta San Guido si estende dal Tirreno fino alle colline dietro Castiglioncello, a 396 metri di altezza; questo fa si che il paesaggio, oltre ad essere estremamente bello, goda anche di un ottimo microclima. Sulla sinistra è visibile l’obelisco che Giuseppe della Gherardesca eresse nel 1908 per commemorare Giosuè Carducci (morto l’anno prima), davanti al viale dei cipressi che lui aveva reso celebre. Subito a destra vi è l’oratorio di San Guido, costruito da Simone Maria della Gherardesca all’inizio del XVIII secolo, che dà il nome alla tenuta. Due terzi del territorio sono boschivi; il resto si suddivide fra centro allevamento ed allevamento di cavalli purosangue, l’ “oasi” di Bolgheri ed i terreni coltivati, parte a vigneto e parte a coltivazioni estensive.
La storia della famiglia inizia quando, nella poderosa genealogia Incisa della Rocchetta, emerge la figura di Leopoldo Incisa, che agli albori dell’ottocento si presta alla carriera amministrativa familiare e di sperimentazione. Nel 1845 esce infatti una sua memoria sullo studio della stagione adatta per svinare, nella quale racconta minuziosamente la situazione dei vigneti Rocchetta Tanaro, e nel 1862 pubblica un secondo scritto che attrae l’attenzione di vitivinicoltori che accorrono in gran numero ad ammirare l’oggetto del suo studio, ossia la collezione privata di ben 175 varietà di vitigni – italiani e stranieri – in vaso. Durante gli ultimi anni di vita, Leopoldo Incisa della Rocchetta si fa portare a casa i vasi delle viti per coltivare i suoi studi prediletti e quando nel 1871 muore, le sue memorie rimangono per diventare fonte preziosa di consultazione per il pronipote Mario Incisa della Rocchetta, “creatore” del Sassicaia. Quasi un secolo dopo. Il pronipote Mario Incisa, giovane studente di agraria, a seguito della frequentazione con il Barone Rothschild e grazie ai saggi ereditati, trae ispirazione per far nascere un vino “bordolese” su un terreno italiano. Nella biografia giovanile di Mario Incisa va menzionato l’incontro con Clarice delle Gherardesca, erede della famiglia patrizia regnante da secoli nella Maremma toscana, che il 18 ottobre 1930 diviene sua moglie. La giovane coppia Incisa si stabilisce all’Olgiata, dove nasce un’azienda agricola modello ed un allevamento (presto celebre) di futuri campioni purosangue. Durante la seconda guerra mondiale la tenuta vive tempi difficili ma in pochi anni Mario è in grado di trasformare questa azienda in una moderna fattoria, diventata anche un’oasi faunistica ed ambientale: L’Oasi di Bolgheri, la prima oasi italiana riconosciuta internazionalmente. E’ qui che sull’altura di Castiglioncello si trova il terreno ideale per impiantare il famigerato Cabernet, dal quale discente “quel rosso” che ha scalato rapidamente le graduatorie mondiali di vini di qualità. Non è stata comunque una strada facile, in quanto – a dispetto delle ottime premesse – i primi giudizi su quel vino non furono positivi. Tra il 1948 ed il 1960, il sassicaia rimane un vino di dominio strettamente privato con consumi quasi esclusivi della Tenuta. Presto però il Marchese Incisa capisce che invecchiando il vino non mostra segni di cedimento bensì migliora notevolmente. Mario Incisa, con il supporto di amici e parenti, continua così a sperimentare e perfezionare il proprio rivoluzionario stile di vinificazione, fino ad ottenere nel 1978 a Londra, dopo una degustazione organizzata dalla rivista “Decanter”, il riconoscimento per uno dei più grandi rossi italiani trionfando su trantaquattro Cabernet selezionati da tutto il mondo. Dalla morte di Mario Incisa nel 1983, la Tenuta è diretta dal figlio Nicolò, che saggiamente ha ampliato i vigneti ed aumentato la produzione. 

Vinificazione ed affinamento
i mosti fermentano in tini di acciaio a temperatura controllata, con una macerazione che si protrae per circa dodici giorni sia per il Cabernet Sauvignon che per il Sangiovese. Completata la fermentazione malolattica, il vino viene affinato per dodici mesi in barriques di rovere francese ed americano e prima della commercializzazione il vino viene ulteriormente affinato per tre mesi in vetro. 

Abbinamento
L’alta alcolicità contraddistingue questo vino che ne fa ottimo accompagnamento di piatti importanti e succulenti, come carni arrosto, brasate e/o alla griglia, carne di maiale, selvaggina e formaggi stagionati.

Servizio
Stappatelo almeno un paio di ore prima e servitelo in ampi calici a 18-19°C.

Disponibile nella versione 
Bottiglia 75cl

Provenienza 
Toscana

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